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DIPENDENZA DA SIGARETTE: IL METODO PER ESTINGUERLA IN MODO PERMANENTE
A cura del Dott. Emilio Gerboni
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Nel Novembre scorso, mi trovavo sul treno che mi stava portando a
Chianciano Terme luogo dove
si sarebbe svolto il 1° convegno mondiale di
terapia strategica e sistemica dove, in qualità
di ricercatore associato al Centro di Terapia Strategica di Arezzo,
avrei presentato il mio poster sul protocollo
strategico per il tabagismo.
Mi dirigo verso il bagno del treno ma, come spesso capita,
erano tutti occupati, in condizioni pietose o fuori uso. Ne trovo uno
che mostra il classico cerchietto verde che
indica il via libera. Mi accingo ad esplorare la situazione in quella
toilette.
La porta però di fronte alla
pressione della mia mano oppone una certa resistenza. Proprio quando
stavo per desistere, spunta fuori una signora
con un espressione e un tono che trapela un certo imbarazzo,
tipico di chi è stato pescato con le mani nella marmellata,
che mi dice: “..ehm….la toilette è
guasta…”. Con la coda
dell’occhio e, ancor prima con l’olfatto, comprendo
che la signora si era
imboscata nel bagno per fumarsi una
sigaretta come fosse una liceale, a pochissimi minuti dalla
successiva fermata del treno.
A mio parere, nessun esempio
potrebbe rappresentare meglio il fatto che il fumo non è un
piacere
ma
una tossicodipendenza. Si fuma perché
altrimenti si sta male. Ma si sta così male veramente o si
è vittime di una potente
suggestione che ci fa credere che senza la sigaretta staremmo male e
potremmo impazzire? Ed il fatto che non riusciamo a stare senza
sigaretta non è un chiaro indice che
abbiamo un problema di dipendenza? Alcuni ne sono consapevoli, altri
meno, altri minimizzano. Resta il fatto che,
anche volendo smettere, ciò che sentiamo da più
parti è che smettere è
un’impresa titanica e nessun metodo è sicuro
nè soprattutto indolore e permanente.
E
allora chiediamoci perchè la maggior parte dei metodi per
smettere risultano fallimentari?
Questo perchè per quanto
possano apparire differenti, tutti quanti presuppongono alcuni errori di
fondo nell'inquadrare il problema e di conseguenza nelle procedure di
intervento. In breve, nella maggior parte dei
metodi in circolazione prima si smette e poi si fa in modo di ridurre
la sofferenza e il patimento aspettando di
diventare non-fumatori richiedendo alla persona delle risorse ben
oltre ciò che chiamiamo forza di volontà.
Nel metodo frutto della mia ricerca, come in pochissimi
altri metodi, prima si
diventa non-fumatori e poi si smette di fumare. Il tutto
avviene nel modo consueto di intervenire di
matrice Strategica, morbido e assecondando la naturale inclinazione
delle caratteristiche dell'individuo, della tipologia del problema e
del contesto ambientale dove esso si manifesta,
calzando l’intervento sulla irripetibile
soggettività di ogni persona. In pratica si ripercorre in modo accelerato il
percorso a ritroso che da non-fumatori ci ha visti diventare
gradualmente assuefatti fumatori.
La dipendenza da nicotina è forse quella a matrice
psico-sociale più forte esistente, molto
più forte di quella fisica, ed è per questo che
un intervento che faccia leva sul livello psicologico è
necessario per scardinare la sua morsa, anche per evitare le
frequentissime e note ricadute che si verificano
di fronte alle prime difficoltà o tentazioni.
La ricerca-intervento ha
dimostrato che smettere
in maniera permanente e senza effetti collaterali è
possibile. Proprio come una ricetta, basta seguire alla
lettera le istruzioni per giungere al risultato
desiderato. Ma proprio come non si può descrivere il sapore
di una pietanza così non si
può descrivere quali siano le sensazioni di assenza di
desiderio di fumare e, anzi, della gioia di
essere usciti dalla trappola godendosi di più, tutti gli
altri genuini piaceri della vita.
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