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LE SCORCIATOIE DELLA MENTE: TRAPPOLE O PERCORSI PRIVILEGIATI
PER
RAGGIUNGERE I PROPRI SOGNI?
“l’equilibrio
sta nell’oscillazione continua, non nel fermarsi in un punto.
Se ti fermi mentre cammini sulla corda tesa, cadi. Devi, invece
diventare sempre più funambolico” Giorgio Nardone
Ricorderete tutti la storiella della cicala e della
formica. Durante l'estate la formica
lavorava duramente, mettendosi da parte le provviste per l'inverno.
Invece la cicala non
faceva altro che cantare tutto il giorno. Poi arrivò
l'inverno e la formica ebbe di cui nutrirsi,
dato che durante l'estate aveva accumulato molto cibo. La cicala
cominciò a sentire i morsi
della fame, perciò andò dalla formica a chiederle
se poteva darle qualcosa da mangiare. La
formica le disse: «io ho lavorato duramente per ottenere
questo e tu che cosa hai fatto
durante l'estate?» «Ho cantato»
rispose la cicala. La formica esclamò: «Allora adesso
balla!»
Ma il comportamento della formica risulta veramente più
saggio di quello della cicala? La
nostra cultura è divisa a metà nello
schizofrenico e ambivalente dilemma del piacere tutto e
subito o del lavoro sodo con (forse) raccolto finale. Nella maggior
parte dei testi di crescita
personale, di auto-aiuto, di metodi per avere una vita di successo
l’accento viene spostato o
su soluzioni proposte come rimedi universali, magici e miracolosi o,
viceversa, su
complicati, tortuosi e travagliati tragitti secondo l’adagio
“no pain no gain”.
Se nel caso di soluzioni immediate quasi sempre dietro
c’è un inganno o si raggiunge
l’illusione di aver raggiunto l’obiettivo tanto
desiderato, come coloro che vincono al gratta e
vinci e si ritrovano dopo pochi mesi poveri come prima, nel secondo
caso viene evocata
l’immagine della persona che proprio quando è
giunta alla fase di pensionamento, durante
la quale potrebbe finalmente godersi i frutti del suo lavoro, muore.
Fatto sta che nella vita tutti culliamo il sogno di trovare vie brevi
per risolvere i nostri
problemi e raggiungere i nostri obiettivi, superare i nostri blocchi,
per rendere la nostra
vita più agevole e comoda possibile nel più breve
tempo possibile e nel modo meno
dispendioso dal punto di vista economico, delle energie e dello sforzo.
È questo è appunto
il principio di economia
mentale, studiato in biologia da premio Nobel Hanry
Laborint, che si traduce nel fatto che la mente scaccia tutto
ciò che è dolore e sforzo e ricerca tutto
ciò che è piacere. Il nostro mondo che tende
all’automatizzazione ne è un brillante e vivido
esempio. Se tutto venisse sbrigato nel modo migliore, con
facilità, in automatico non avremmo di che lamentarci. Se i
nostri rapporti
fluissero nella completa complicità e sintonia senza alcuno
sforzo sarebbe stupendo, non
credete? Per non parlare di performance di alto livello.
Senz’altro vi sarà capitato di
invidiare qualche artista o atleta particolarmente bravo osservando la
naturalezza e la
spontaneità con cui compiva sequenze di movimenti
complicatissimi come se facessero
parte del suo essere da sempre e chiedervi “ma come diavolo fa?”
sognando nello stesso
tempo di poter ottenere gli stessi risultati con la stessa apparente
semplicità.
Altrettanto spesso però proprio nel tentativo di ottenere di
più con meno, finiamo con
avere più problemi di quando siamo partiti.
Pensiamo ad esempio alla simpatica commedia interpretata da Jim Carrey
“Una settimana
da Dio”.
Il protagonista, attraverso i suoi poteri divini, prova disperatamente
ad
accontentare le milioni di preghiere degli abitanti della sua
città che chiedevano di vincere
alla lotteria. Si ritrova a constatare come ciò porti ad una
delusione generale più che alla
risoluzione vera del problema. Ed ecco nel seguente incontro con il
“vero” Dio cosa accade:
http://www.youtube.com/watch?v=VR-9NIhORtc&feature=related
L’equivoco sorge in quanto nell’accezione comune la
scorciatoia è intesa come una via
breve o immediata, senza sforzo, quando sarebbe più completo
e funzionale il significato di
via MENO LUNGA per raggiungere l’obiettivo che può
comportare uno sforzo distribuito
nell’arco di tempo necessario. Il fattore temporale ha un
importanza capitale come
vediamo nella percezione del termine, in quanto, sempre
nell’uso comune, viene annullata
la prospettiva a medio e lungo termine. Del resto non vi suonerebbe
assai strana una
scorciatoia che duri 5 anni e che richieda il superamento di svariati
ostacoli?
Eppure oltre al tempo il parametro da tenere conto è proprio
la definizione dell’obiettivo.
Un obiettivo ben formato è alla base di una ricerca della
soluzione efficace. Ma se
l’obiettivo è uno dei capi della corda sulla quale
il funambolo cammina, l’altro capo è lo
stato di partenza di colui che deve raggiungerlo. Immaginiamo che il
suddetto funambolo
sia un principiante. Anche se l’obiettivo fosse quello di
arrivare all’altro capo della fune,
poco o a nulla varrebbe la soluzione di prendere un ansiolitico, o
dirsi delle frasi di
coraggio, o incollarsi i piedi alla corda, tapparsi gli occhi, fuggire
o scendere dal palazzo e
andare dall’altra parte.
Spesso ci si dimentica anche di un altro parametro fondamentale nella
costruzione di
strategie risolutive, che consiste nella valutazione delle conseguenze
delle nostre azioni sul
medio e lungo termine su di noi e sul contesto dove viviamo. Pensiamo
alla soluzione della
dieta o della pillole per dimagrire, entrambe possono funzionare sul
breve termine, ma sul
medio e lungo termine determinano un peggioramento. Se riesco a
mantenere una dieta
per un po’ con grande sofferenza avrò ridotto il
mio peso ma poi mi lascerò andare e
riprenderò tutto il mio peso di partenza con gli interessi
con il risultato di essere più
scoraggiato di prima e con la possibilità di abbandonare
definitivamente l’impresa.
Come poter allora trovare il modo di risolvere i propri problemi
riducendo i rischi e la
fatica e allo stesso tempo drasticamente aumentare le
probabilità di successo? Come
evitare il superfluo e concentrarci solo su ciò che
è necessario? Come sapere di aver
imboccato la strada giusta e decifrare i segnali che ci indicano che
stiamo andando bene?
Come mantenere la rotta senza mollare?
Senza una bussola ci si ritrova come il naufrago nell’oceano
che cambia continuamente
direzione fino a che stremato affoga.
Il
Problem solving strategico è un metodo
rigoroso che permette di produrre soluzioni
creative attraverso una procedura per fasi analitiche sequenziali,
ognuna delle quali
utilizza un criterio di logica non-ordinaria che libera la
creatività ingabbiata dai rigidi
schemi dettati dalla razionalità (Nardone; Da Costa). Questo
metodo permette di costruire
soluzioni per problemi complessi, talvolta ritenuti impossibili, che
richiedono diversi
passaggi per arrivare dal punto di partenza all’arrivo,
fornendoci una mappa precisa del
percorso da seguire che sia il più semplice possibile e che
ci permetta di evitare o gestire i
possibili ostacoli lungo il cammino. Oltre che essere una sorta di
distillato dei fattori che
accomunano i diversi approcci di successo dei personaggi più
creativi e geniali della storia
(Edison, Leonoardo Da Vinci, Archimede etc.), è proprio
attraverso questo metodo che il
Centro di Terapia Strategica di Arezzo ed i suoi collaboratori hanno
messo a punto quelle
soluzioni per i maggiori disturbi psicologici che sfuggono al senso
comune, oltre che per
molte delle problematiche più ostiche e più
frequenti che si verificano nei contesti
aziendali e scolastici, soluzioni che possono apparire estremamente
semplici ma dietro le
quali si cela un’avanzata tecnologia.
Penso che tutti a questo punto possiamo condividere il pensiero di
Goethe il quale
affermava che “È
semplice rendere le cose complicate, il difficile è renderle
semplici” in
quanto semplice non vuol dire banalizzare ma cogliere
l’essenziale. E per ottenere il
massimo obiettivo che una persona possa desiderare, vincere senza
combattere4 in ogni
circostanza e in ogni situazione, l’unica “scorciatoia”
è quella di diventare una persona
forte, imperturbabile e dalla superiore capacità
performativa, che abbia liberato tutto il suo
potenziale, una persona che abbia dominato il peggiore dei suoi nemici:
se stesso. L’unico
modo di spianarsi la strada è proprio questa, ovvero
trasformare ciò che ci appare oggi
come una montagna in un’innocua collinetta attraverso
l’addestramento focalizzato. Basta
pensare a come abbiamo imparato a guidare l’automobile fino a
che fosse divenuto
spontaneo. Illudersi che ci sia una trucco per questo penso sia poco
sano, tutto quello che
possiamo fare è percorre la strada rendendo il cammino il
più piacevole possibile. Tutto
questo, grazie alle più avanzate tecnologie che la scienza
psicologica ci offre oggi, è
realmente possibile.
E in fondo, come afferma il Morgan Freeman nelle vesti di Dio,
“per quanto
sporca possa
diventare
una cosa puoi sempre dargli una bella ripulita”.
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BIBLIOGRAFIA
- Nardone, G., “Problem solving strategico da
tasca”, Ponte alle Grazie, 2010
- Nardone, G., “Cavalcare la propria tigre”, Ponte
alle Grazie, 2008
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